5
Ott
2016
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Siamo tutti pezzettini

Quest’estate, reduce dalla mia terza gravidanza, ho fatto le valigie e sono migrata con i miei tre pargoli verso il mio nido natale per cercare il conforto e l’aiuto che solo una famiglia (italiana del sud) ti sa dare. Senza omettere i bonus annessi che qui a Parigi ci sogniamo: gli appartamenti giganti. L’ascensore. Le zie. Le amiche. La parmigiana.

Ma chi dice bambini parigini, dice ateliers! I laboratori sono il pane (anzi la baguette) dei bambini che crescono ai piedi della Torre Eiffel. Ateliers di hip hop, ludodanza, zumba, musica, cupcakes, origami, bricolage, circo… e ne ometto! L’offerta è infinita. Ed io, da brava Mama italiana a Parigi, mangiata dai sensi di colpa per ogni pomeriggio trascorso in casa, mi sento obbligata ad organizzare un’attività ogni mercoledì (il mercoledì pomeriggio, così come il sabato, non c’è scuola a Parigi). Altrimenti che senso avrebbe far vivere questi poveri poveri poveri bambini cosi lontani dalla loro famiglia d’origine? Privati dell’amore dei loro nonni. Separati dai figli delle amiche della loro mamma (parlo sempre dei bambini, eh! io sto benissimo!)

Risultato: i miei figli non sanno annoiarsi! Matteo: “mamma, che museo visitiamo oggi?

Unico hic: il mio nido natale è Avellino, Campania. Il terremoto dell’80, avete presente? Sarà quello, sarà forse (ma forse) un po’ dovuto al mio vissuto personale, solo scrivere quel nome evoca in me immagini di catastrofi naturali. Quando penso ad Avellino immagino il deserto. Il vuoto culturale. La siccità della mente. L’aridità del sentire. Il prosciugamento dell’energia vitale. Lande desolate di tedio. All’idea di trascorrere 2 mesi (i 2 mesi estivi poi!) ad Avellino mi sentivo morire. Senza contare che quest’estate ci si è messa pure la canicola!

Un giorno, passeggiando tra i vicoli del centro storico, aggirando le buche nell’asfalto con il passeggino, insegnando ai miei due figli maggiori in bicicletta il codice della strada avellinese, mi sono imbattuta in un’oasi. Un’oasi con i laboratori! Alleluia! Eravamo salvi! L’Angolo delle Storie, libreria laboratorio per ragazzi da 0 a 99 anni, è stata il nostro salvagente estivo. La signora Consiglia che la gestisce ci ha regalato delle letture per le quali le saremo per sempre grati. E tra queste, in particolare, le storie di Leo Lionni che non era ne’ italiano ne’ francese (in realtà era olandese) ma non importa visto che è stato tradotto in entrambe le lingue. E che i suoi disegni parlano un linguaggio universale.

Pezzettino è diventato presto il nostro libro preferito dell’estate.

E’ la storia di un Pezzettino convinto di essere il pezzetto di qualcosa. O qualcuno. Pezzettino chiede a tutti quelli che incontra se per caso sono alla ricerca di un pezzo mancante. Ma sono tutti già completi, belli e bravi. E invece lui è piccolo e non sa fare un granché. Quando ormai Pezzettino ha quasi perso la speranza di trovare il suo posto nel mondo, arriva all’isola Chi-Sono. Il viaggio per arrivarci è lungo e faticoso e, ormai sfinito, Pezzettino cade e si rompe in tanti pezzetti. Solo quando si ritrova cosi, spezzettato, capisce che lui non è il pezzettino di qualcun altro. Lui è Pezzettino! Fatto di tanti altri pezzettini che ne fanno un essere unico e speciale.

Un libro bellissimo e coloratissimo che mi ha permesso di spiegare ai miei figli la bellezza dell’essere se stessi. L’unicità della loro persona. Ho spiegato loro che nonostante a volte possano sentirsi tristi, soli e spezzettati, saranno sempre dei Pezzettini speciali. Ad Avellino, a Parigi. Ovunque la vita li conduca.

…. parlo sempre dei bambini, eh! Io sto benissimo!

P.S. prima regola del fight club: parla male di Avellino solo chi e’ di Avellino.

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